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LEGALE
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Buone notizie in arrivo quindi per i medici che hanno frequentato le scuole di specializzazione senza ottenere le borse di studio previste dalle norme europee (anni accademici 1982/1991) o che stanno ancora aspettando differenze retributive sino a 30 mila euro l’anno, nonché i versamenti dei relativi contributi previdenziali, anch’essi non erogati dallo Stato italiano (anni 1993/2007).
L’art. 4, comma 43, della Legge 12 novembre 2011, n. 183 (o Legge di stabilità 2012) aveva infatti ridotto a 5 anni la prescrizione per la responsabilità dello Stato in tema di mancata o ritardata attuazione di direttive comunitarie, stabilendo inoltre che essa iniziasse a decorrere dal momento in cui si era verificato il fatto dal quale derivano i diritti.
La storica decisione della Corte ha invece confermato che “la norma potrà spiegare effetti soltanto per la prescrizione di diritti di tal genere insorti successivamente alla sua entrata in vigore e, quindi, derivanti da fattispecie di mancato recepimento verificatesi dopo l'intervento del legislatore del 2011”.


L’evoluzione legislativa è stata infatti copiosa e di difficile comprensione. In ambito di formazione dei medici specialisti e dei corsi per il conseguimento dei diplomi, venivano emanate in ambito comunitario tre direttive. Nel dettaglio, il Consiglio emanava nel 1975 sia la prima direttiva (c.d. di riconoscimento 75/362/CEE) sia la seconda (c.d. di coordinamento 75/363/CEE), le quali venivano trasposte nell’ordinamento italiano con la Legge del 22 maggio 1978 n.217. La terza ed ultima direttiva (82/76/CEE) riconosceva una adeguata remunerazione per l’attività posta in essere dallo specializzando per conseguire un diploma, certificato o altro titolo di medico specialista, e indicava agli Stati membri la data del 31 dicembre 1982 quale termine ultimo per adottare le misure necessarie per conformarsi alla stessa. Tale direttiva tuttavia veniva recepita in Italia solo con il D.Lgs n.257/1991, il quale statuiva che per i medici ammessi alle scuole di specializzazione in medicina dall’anno accademico 1983-1984 all’anno accademico 1990-1991, il Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica avrebbe corrisposto, per tutta la durata del corso, una borsa di studio annua onnicomprensiva di lire 13.000.000.

La situazione attuale è un susseguirsi di ricorsi ai Tribunali di tutta la penisola e richieste di risarcimento, soprattutto dopo la recente sentenza n. 17434/2015 della Suprema Corte che ha riconosciuto il diritto al risarcimento per tutti i medici che ancora frequentavano corsi di specializzazione alla data del 31 dicembre 1982.

Ma contro chi bisogna agire in giudizio? Da un lato l’università è l’ente presso cui i medici frequentano la scuola di specializzazione e con cui intrattengono il rapporto giuridico del quale chiedono il soddisfacimento, e che per legge è tenuto a corrispondere la borsa di studio. Ne consegue che spetta ai Ministeri provvedere all’assegnazione ed alla ripartizione alle Università dei fondi previsti per l’erogazione del trattamento economico mensile. Inoltre l’art.117 della Costituzione prevede la competenza esclusiva delle Regioni nella materia sanitaria, mentre prevede la competenza concorrente di Stato e Regioni in materia di istruzione e ricerca.

Pertanto, secondo la Suprema Corte, anche la Regione non risulta carente di legittimazione passiva nell’ipotetico procedimento. Anche il delicato e dibattuto tema della prescrizione ha destato dubbi interpretati, che sembrano però in procinto di soluzione. L’art. 2935 c.c., che sancisce l’inizio della prescrizione dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, è stato interpretato dalla Suprema Corte in questi termini.

Nel caso di direttiva comunitaria sufficientemente specifica nell’attribuire diritti ai singoli, ma non autoesecutiva, l’inadempimento statuale, alla sua attuazione integra gli estremi della condotta idonea a generare, in modo permanente, un obbligo di risarcimento danni a favore dei soggetti che successivamente si vengano a trovare in condizione di fatto tali che, se la direttiva fosse stata adempiuta, avrebbero acquisito i diritti da essa riconosciuti (Cass. Civ. n.17868/11).

Il termine di prescrizione di un’azione di risarcimento nei confronti dello Stato, conseguente alla carente trasposizione di una direttiva, comincia a decorrere dalla data in cui i primi effetti lesivi di detta scorretta trasposizione si siano verificati e ne siano prevedibili altri (Cass. Civ. n.10813/11) Tale giudizi difatti, stanno diventando una realtà sempre più attuale. Il 2015 si è già con una nuova crescita in tema di rimborsi in favore dei medici ex specializzandi.



La Corte di Appello di Roma con sentenza n. 1628/14 ha finalmente riconosciuto il diritto degli appellanti al risarcimento del danno per ritardata attuazione delle direttive CEE, nella misura pari alla differenza tra il trattamento percepito e quello dovuto in base ai dpcm 7 marzo, 6 luglio e 2 novembre 2007, per un importo pari a circa 11.000 euro per ciascuno degli anni accademici sino al 2006/2007, oltre la rideterminazione triennale della borsa di studio.

Si tratta di una decisione di fondamentale importanza per tutti quei medici che hanno frequentato le scuole di specializzazione nel periodo sopra indicato, percependo una borsa di studio inferiore a quella prevista invece dalla normativa. Come già sicuramente già noto a tutti voi, infatti, l’importo della stessa, a partire dall’anno accademico 2006/2007 è stato notevolmente incrementato, ammontando attualmente ad euro 22.700,00 a fronte degli 11.000,00 da voi percepiti. Tale incremento sarebbe però dovuto avvenire già in epoca precedente, ma per una mera scelta discrezionale dello Stato Italiano è stato procrastinato nel tempo, in contrasto con quanto previsto dalle Direttive Comunitarie.

L’emanata sentenza costituisce senza dubbio un passaggio decisivo in materia, avendo la stessa finalmente riconosciuto in modo pieno e completo il diritto al risarcimento del danno a tutti quei medici lesi dalla condotta dello Stato Italiano per aver tardivamente attuato le direttive comunitarie disciplinanti la formazione e la libera circolazione dei medici.

Tale pronuncia si caratterizza, inoltre, per un ulteriore ed importante passaggio, quello relativo alla interpretazione fornita  in tema di prescrizione. I giudici di secondo grado hanno infatti statuito che il dies a quo della prescrizione coinciderebbe con l’emanazione del d.p.c.m. del 7 marzo 2007, e non già, come considerato sino ad oggi, dal conseguimento della specialità. Grazie a tale sentenza, pertanto, potranno finalmente proporre ricorso tutti i medici per i quali  sino ad oggi invece il diritto era considerato prescritto.

Rimborso per ex medici specializzandi
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